11 aprile 2011

Time to play the game

Bene, il percorso è iniziato, ormai sono ufficialmente passato dal mondo dei videomakers a quello degli educatori cinofili. Naturalmente pochi mesi ed un corso di primo livello non sono sufficienti per qualificarmi né per farmi sentire un esperto della materia. Ma questo vale per tutto, ciò che conta è il cambio di prospettiva.
Ma questo Blog non mi serve per parlare di educazione cinofila. Questo è il luogo dove lascio che la mia mente si esprima senza filtri, e al momento di trippa per gatti ce n'è in abbondanza.
Voglio condividere con voi, cari lettori che non ho e cari ospiti proiettati casualmente su questa pagina da Google, alcuni retroscena del mondo animalista, specie di quello degli addestratori di cani.
Andiamo con ordine.

1 - La maggior parte delle persone che amano gli animali è costituita da soggetti disturbati. Non sto scherzando, l'unico modo che ho per sintetizzare efficacemente ciò che accade è la fotografia all'inizio di questo post. Le ragazze poi sono specializzate nel permeare di emotività ogni minima attività, e sono capaci di una diffidenza e di una competitività leggendarie. Vi basti sapere che alcune attiviste e ferventi animaliste si rubano i cani a vicenda. Se, ad esempio, hanno trovato loro un cane e lo hanno portato in canile ed accudito, da quel momento si sentono proprietarie del cane - anche se nel frattempo la povera bestia è chiusa in gabbia. Rompono i coglioni ed ostacolano non solo le adozioni, ma anche chi (come me) si occupa di progetti di rieducazione e cerca di favorire l'adozione. Se ti trovi davanti un'animalista che non approva ciò che fai, sappi che non potrai fermarla, né impedire che faccia cose assurde tipo fingere che il cane sia stato adottato per poi trasferirlo in un altro canile, dove non puoi lavorarci. Non sto inventando nulla, sono cose che sono accadute in questi mesi. Le animaliste volontarie sono quelle che ci hanno creato più problemi.

2 - I gestori dei canili sono quasi sempre persone che non hanno alcun amore per gli animali, o credono che  riempire loro la ciotola una volta al giorno e levare le merde da terra un paio di volte a settimana sia sufficiente a qualificarli come brave persone. Alcuni non percepiscono nemmeno fondi di alcun tipo, lo fanno come passione, manifestando chiaramente una maniacalità specifica al collezionismo. Sono l'equivalente delle gattare pazze che spopolano su Youtube, in simpatici video con 70 gatti che vivono in un appartamento di 50 metri quadrati.

3 - Il mondo dei Dog Trainer è estremamente variegato, dato che esistono molti "metodi", la maggior parte dei quali non è stato studiato da etologi, veterinari, comportamentalisti o altro, bensì è retaggio generazionale vecchio di decenni e basato su dinamiche originariamente pensate da cacciatori, allevatori, pastori o semplicemente da autodidatti. Ognuno dei promotori ed attuatori di tali metodi considera gli altri come MERDA (e, spesso, a buon titolo).
Ma non è tutto. Anche tra persone che applicano lo stesso metodo esiste una competizione interna fortissima - e non si tratta di una normale competizione professionale, la quale a volte porta anche a collaborazioni e simbiosi piuttosto fruttuose. Qui si tratta di un processo psicologico che attanaglia i neofiti che apprendono improvvisamente come comunicare efficacemente con gli animali, e quella conoscenza diventa per loro una sorta di segreto.
Per essere più chiaro, quello che succede è che se sono in due persone a partecipare ad una lezione e a provare degli esercizi, in qualche modo nella mente del soggetto A si crea una visione secondo la quale solo lui/lei ha DAVVERO capito il senso della lezione, e il soggetto B invece è un coglione e non ha capito nulla. Non importa che entrambi abbiano come scopo finale quello di lavorare per migliorare la qualità della vita dei cani e dei proprietari, diventa solo una gara a chi sa fare meglio l'esercizio.
Tutto ciò, naturalmente, contraddice l'assunto base per il quale al centro di questi metodi c'è l'interesse del cane e non della persona - assunto per il quale sia il soggetto A che il soggetto B hanno deciso di intraprendere quel cammino.

4 - Almeno la metà dei cani che sono rinchiusi in canile non sono, né mai saranno, adottabili. Sono semplicemente irrecuperabili. Per gli umani che vivono in prigione troppo tempo, o ci vanno in età evolutiva, si dice che sono "istituzionalizzati". Ecco, i cani in gabbia sono quasi tutti così.
E' un'illusione pensare di farli adottare, se non da persone che sono davvero amanti degli animali e vivono in condizioni specifiche che gli permettono di dedicarsi costantemente al recupero di questi soggetti. Ma, dato il punto 1 di questo post, va da sé che la maggior parte delle persone che potrebbero adottare questi cani finiscono col peggiorare la situazione. A questo punto è meglio lasciare i cani dove sono e, se mai, modificare il contesto in cui vivono da canile a Parco Canino. Vabbè, come avrete capito qua siamo proprio al futurismo astratto.

5 - A parole tutti quelli che vogliono un cane dicono di volerne adottare uno dal canile (prego notare come tutti questi samaritani usino il verbo "salvare"). Nella realtà sono pochissimi quelli che lo fanno davvero, mentre quasi tutti finiscono per COMPRARE il cane. Se va bene, da allevamenti controllati e gestiti secondo criteri che mirano all'assoluto benessere del cane, e che seguono regole rigide in materia di adozione (i cani che provengono da tali allevamenti costano centinaia o migliaia di Euro). Se va male i cani vengono acquistati in negozi o sul mercato nero.
Io ho adottato uno dei cani con cui stavamo lavorando in canile (e per "lavorando" intendo naturalmente che stiamo facendo volontariato per aumentare l'indice di adottabilità di alcuni cani più giovani e con maggiori possibilità), ma non per questo mi sento un grande né vado in giro a cazzo duro.

6 - La TV fa dei danni irreparabili. Prendete Striscia la Notizia. Potrebbero affidarsi ad un etologo, ad un veterinario comportamentalista, ad un esperto. Invece no. Piazzano un cane in un cesto al centro fra i conduttori, gli trovano un nome imbecille e stereotipato, e si limitano a tenerlo lì in bella mostra, mentre tutti noi lo guardiamo crescere e ci sentiamo felici di averlo salvato. Ancora una volta, noi non abbiamo salvato nessuno e, soprattutto, non l'abbiamo fatto stando sul divano davanti alla tv.
Poi il tutto passa nelle mani di Edoardo Stoppa.
Ora, vorrei aprire una parentesi, dato che Stoppa mi sta molto simpatico e comunque quello che fa non è certo dannoso per gli animali. Ma Edo, ti prego di capire che ciò che fai NON AIUTA IN ALCUN MODO GLI ANIMALI.
Primo: se ti segnalano un caso di maltrattamento mi sta bene che vai con le telecamere a sputtanare (ma più spesso intervistare fin troppo civilmente) il maltrattatore. Ma per cortesia fai una cazzo di denuncia, e soprattutto DAI L'ESEMPIO. Non abbiamo bisogno di moralizzatori, di gente infervorata che va a sputare addosso agli stronzi (per quelli ci sono le volontarie attiviste), ci servono persone che abbiano le palle per sporgere denuncia. Ci serve che le Forze dell'Ordine SEQUESTRINO questi animali, li facciano curare e li affidino a chi se ne prende cura in modo adeguato.
Secondo: basta con questo pietismo. Ci siamo rotti le palle di vedere cani immersi nella merda e nel fango, non ne possiamo più di vedere cani scheletrici, feriti, o morti e chiusi in un congelatore. Edoardo, porca puttana, vatti a vedere quello che fanno alla RSPCA in America o dove cazzo ti pare, prendete un furgone, dei veterinari, dei trasportini e SALVATE sti cazzo di animali, e poi li curate e ce li fate vedere quando STANNO BENE, sono FELICI e PRONTI PER ESSERE ADOTTATI.
E fate delle cazzo di schede di adozione in modo che la gente alzi il culo dal divano e ne adotti uno. Che cazzo, ma che te le devo dire io ste cose? Che animalista sei a promuovere solo immagini devastanti e disgustose? Che ci guadagnano i tuoi cari "amici animali di Striscia" nel farci vedere quanto sono stronze le persone e nell'istigare l'odio in noi? Esatto, nulla.
Se proprio vuoi fare qualcosa di CONCRETO metti un educatore accanto al cucciolo che avete lì in bella mostra, e fà in modo che dia dei consigli su come migliorare la qualità della vita dei cani (e di tutti gli animali) che hanno un proprietario. E soprattutto AIUTA a far adottare quelli che ne hanno bisogno.
Basta con questi allevatori ciociari che tengono i cavalli nel letame, con i canili abusivi in Sicilia, con i pitbull picchiati e abbandonati. BASTA. Promuovi immagini POSITIVE che ti facciano venire voglia di vivere, non di morire.
Non parliamo di Cesar Millan. Un assassino rincoglionito che la gente ammira perché si illude che abbia il controllo dei cani. Ma a lui il destino riserverà il trattamento che ha già garantito a Irwin. Sì, quello che scassava il cazzo ai coccordilli e si è preso una razza in culo ed è morto. Millan prima o poi verrà sbranato da un cazzo di mastino napoletano, e quel giorno potrò dire di sentirmi orgoglioso dell'aggettivo "napoletano".

Oh cazzo, ho scritto una cifra di roba e non ho dato l'idea di quanto siano veramente sballate le persone.
E dire che volevo fare il blog sulla letteratura, ma ormai questo qui è compromesso.
Comunque potete sempre leggere meravigliose citazioni a cazzo e frasette alla Baci Perugina sui profili Feisbuc delle volontarie animaliste. Un tripudio di frasette verginali e feromoni mestruali che sfinirebbero anche il più ben disposto di voi.

28 novembre 2010

Da cinefilo a cinofilo

Che la mia breve carriera da regista fosse ormai esaurita era chiaro. Purtroppo un aneurisma cerebrale mi impedisce di passare il tempo a frequentare vernissage artistici, prestare una cura maniacale al mio aspetto ed al numero dei miei contatti, creare gruppi su me stesso in Facebook o andare per qualsiasi motivo a Roma o Milano.
Nella mia mente il regista era uno che lavorava a un'idea, tramutava le parole in immagini, viveva 6 mesi all'anno su un set, dirigeva gli attori, passava gli altri 6 mesi dell'anno in una stanza buia a montare col suo fido Mac.
Non potevo sospettare che invece si tratta di barcamenarsi fra il rifiutare offerte di girare filmini matrimoniali, competere con quindicenni che sono alfabetizzati solo nel campo dell'informatica, frequentare notissime puttane dell'alta borghesia (poche delle quali effettivamente donne) e non appartenere ad alcuna categoria professionale e lavorare sostanzialmente come psicoterapeuta per omosessuali cinquantenni che vivono in case di lusso alle pareti della quali tengono appese gigantografie di quando avevano diciannove anni e per un certo periodo sono stati esteticamente attraenti. Foto artistiche di loro sul palco con una bella luce a pioggia, come quelle nella stanza di Ornella Muti nel film "Un povero ricco". Eppure, inspiegabilmente, alcuni di loro si scopano le attrici.



Il problema sta nel fatto che io sono e resto un misantropo, condizione che mi rende incompatibile con i lavori a base sociale. Tipo, appunto, il regista.
Scemo che sono stato, a non ascoltare il mio primo istinto. E non parlo di quello che a tredici anni mi spingeva a voler imparare le lingue straniere, parlo di qualcosa che è venuto prima.
Parlo del rapporto con gli animali. Gli animali sono perfetti e non fanno nulla di male, nulla che mi irriti, nulla che mi faccia venire voglia di ucciderli.
Tutto sto casino, ed avevo semplicemente sbagliato una vocale: io sono un cinofilo, non un cinefilo. Era così semplice.
Ho iniziato a studiare per diventare un educatore - no, non un addestratore come quello scemo di Massimo Perla, non un torturatore come quell'infame di Cesar Milan, non un fake del cazzo come la Bonaccorti coi cesti di cuccioli da salvare.
Un educatore, uno che studia comunicazione non verbale, approccio cognitivo, metodi pedagogici.
Uno che si incazza quando vede su youtube bulldog con gli occhiali da sole, gatti che suonano il pianoforte, furetti che fumano, pastori tedeschi che "parlano" e pappagalli che ti mandano a fanculo (sebbene quella sia l'unica cosa giusta).
Da oggi non chiedetemi più come funziona la vostra telecamerina di merda, perché sarò impegnato a studiare come state rovinando il vostro animale domestico: in questo modo avrò una ragione concreta per schifarvi, ma con la prospettiva di fare del bene almeno ad un povero animale.
Molto meglio che lavorare a cortometraggi di merda a beneficio dei chiattilli.

13 ottobre 2010

Solidarietà per ED e Splinder merda

Che Splinder sia una merda non è certo una notizia che mi giunge nuova.
Qualunque sia il tipo di censura che hanno attuato contro ED* mi risulta indigesta, per tanto do il benvenuto a braccia aperte a ED* su blogspot e, seguendo l'esempio di drink2, ripubblico il post che Splinder ha fatto rimuovere.

Ognuno si faccia l'idea che vuole, ricordo solo che quella che state per leggere è satira. Non prendetela troppo sul serio.

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Lo zio di Sarah Scazzi è una brutta persona


Be', avevo scritto questa battuta:
"Lo zio di Sarah l'ha uccisa per via di un rifiuto: è a dir poco sconcertante. Che non l'abbia scopata mentre era ancora calda."
E poi quando volevo postarla è uscita la notizia che l'aveva violentata post mortem per davvero.
Lo zio di Sarah Scazzi è davvero una brutta persona: non si rovinano così certe battute.

Il cadavere è stato ritrovato dopo quasi due mesi. Secondo il nonno materno puzzava così tanto che chi l'ha ritrovato non ha neanche riso sul cognome della povera Sarah. Per non parlare del nome.
Dal giorno della scomparsa era stata avvistata 260 volte. Certo che quella cisterna doveva essere davvero frequentata per escludere del tutto ipotesi di reiterata necrofilia.
La madre ha scoperto la verità in televisione. Non dev'essere male quest'anno, X-Factor.

Sarah aveva quindici anni e tutta la vita davanti. Suo zio deve avere un debole per le contorsioniste.
"L'ho strangolata perchè mi rifiutava". Che sia di avvertimento per il prossimo che ignora la mia richiesta di amicizia su Facebook.
Parlo seriamente: la piccola Sarah ascoltava Avril Lavigne. Quello zio lì mi sta sempre più simpatico. Una minorenne che rifiuta di fare sesso con un consanguineo, poi: eppure era anche bionda.
"Sarah era la mascotte del gruppo", dicono i suoi amici. Ce la vedo bene, ora, nel campo pubblicitario delle pompe funebri.

Ciò che più dovrebbe sdegnare è certe cose avvengono sempre in famiglia. E io non posso correre il rischio di essere scoperto per via della superficialità di certe persone, cazzo.
Scioccante la confessione dello zio: "L'ho uccisa perchè mi rifiutava e poi l'ho violentata". Spero proprio che valga come attenuante. 

04 ottobre 2010

Dimmelo tu chi sono AKA il mio curriculum online

Caro blog,
mi capita sempre più spesso di accendere la tv (e già qui sbaglio) ed assistere agli sfoghi di uomini di mezza età, illetterati al limite dell'analfabetismo, dipendenti-precari-cassaintegrati-mobilitati appartenenti alla (inserire nome sindacato) e molto incazzati con (inserire nome amministratore delegato).
Sono incazzati perché (sono parole loro) non sanno fare niente, hanno sempre solo fatto quel lavoro, hanno famiglia (di solito numerosa) da mantenere e vivono in un territorio disagiato e senza alternative di lavoro. Pronunciare con accento napoletano aumenta notevolmente l'effetto emozionale e la probabilità che prima o poi un "regista indipendente italiano" ci faccia un film da arteria recisa.

E' tutto vero: in Campania infatti non ci sono grandi aziende che offrano lavoro, la gente tiene famiglia e solitamente nessuno sa fare un cazzo. Anche io sono campano e vivo qui da 36 anni. Anche io sono, proprio come quei gremlins che si accampano sui tetti delle fabbriche a protestare con cantilene sindacali, scioperi della fame e tende di Decathlon, disoccupato da vari mesi.

La differenza è che io non mi sono legato ad un cancello, non mi sono dato fuoco, non ho bloccato la Tangenziale, non vado alluccando (trad. "urlando") al TG3 che sto senza stipendio da 5 mesi, le mie bestemmie in dialetto non sono finite su Youtube per il ludibrio del popolo di Facebook. Qualche giorno fa uno di loro diceva che con la situazione attuale uno che ha famiglia e non ha lavoro in questa regione non ha più speranza e può solo suicidarsi. Ed in effetti è vero, a volte viene voglia di gettare la spugna.

Solo che io qualcosa la so fare. A dire il vero mi sono sempre fatto il culo, invece di parcheggiarlo in situazioni di comodo in azienda, in fabbrica o nello spiazzo a fare il parcheggiatore abusivo.
E oggi tutti mi chiedono il Curriculum Vitae. Il CV, vi ricordo, non serve a un cazzo, non aiuta minimamente nella valutazione delle capacità di una persona, e soprattutto non risponde alla domanda "cosa sei?". Un idraulico? Un fornaio? Un commercialista? Come fai a dire cosa sei in un paio di pagine? Come fai a scartarmi con quelle poche informazioni? Ah, già, dimenticavo che in Italia serve l'aggancio per lavorare, il CV è una pura formalità.

Ecco, dunque, il mio Curriculum Vitae senza esclusione di colpi. Magari alla fine, caro blog, mi saprai dire tu uno come me cosa dovrebbe fare per campare.

1987-1992
Ho frequentato il liceo Classico, terminato con un misero 42 che non è male contando che non ho fatto un cazzo per 5 anni. Faccio fatica a ricordare me stesso con un libro in mano, se si fa eccezione per la rivista Excelsior (e, in quel caso, non era un libro che tenevo in mano).
Di contro, l'ultimo anno ho partecipato alla realizzazione di un giornale di classe. Potrà sembrare una cagata, ma grazie alla lungimiranza dell'amico LdU quel giornale fu un evento notevole, era realizzato integralmente al computer, era impaginato in modo professionale e realizzato con grande cura in un periodo in cui nelle altre scuole spillettavano fotocopie di articoli scritti a penna su foglio protocollo. All'epoca ero anche il più esperto di informatica e tecnologia tra tutti i miei amici (fatta eccezione per LdU, ma lì non conta dato che lui ne sa più di TUTTI) e conoscevo l'inglese come un laureato in lingue.
Nello stesso periodo ho imparato ad usare giradischi e mixer e per alcuni anni sono stato un DJ anche abbastanza quotato. Parliamo di epoche in cui in città c'era solo una grossa discoteca e non più di due DJ noti. Io avevo meno di 17 anni e facevo due feste a settimana (e venivo pagato), facevo serate in discoteca e le mie cassette mixate non si battevano. Anche qui sembra niente, ma è stato allora che ho imparato a capire e misurare il tempo musicale, ed ho acquisito il senso del ritmo e il mio primo pseudonimo.

1992-1993
Un anno di transizione, in cui mi sono lasciato alle spalle il mio passato di idiozie adolescenziali, false amicizie, ignoranza, musica techno e verginità. Me ne sono andato a lavorare d'estate come animatore per guadagnare un po' di soldi (e fare del sesso), ho conosciuto il mio grande mentore e maestro e mi sono iscritto niendetimeno che a Ingegneria Aeronautica. Volevo progettare aerei.
Dopo un semestre di lezioni di analisi (con un docente trentenne che definiva tutto "banale") sono stato colto da un assalto di consapevolezza, in un banale pomeriggio di integrali e derivate: allo stadio San Paolo (che è esattamente di fronte alla facoltà) c'era un concerto pomeridiano di Baglioni. C'era il sole, e nell'aria si sentivano canzoni merdose e urla di migliaia di ragazze scatenate. Il suono della vita.
Ho dato un esame di informatica, ho lasciato la facoltà e sono andato a lavorare per l'azienda di mio padre. Non avevo compiuto 19 anni ed ero stato nominato responsabile per l'Italia di un progetto della Fujinon Europa, per il quale ho avuto modo di visitare spesso la Germania. Ok, in quel caso ero "raccomandato", ma comunque ho lavorato sodo ed ho avuto i miei riconoscimenti.

1994-1997
Mi iscrivo alla facoltà di Lettere, dove per tre anni macino 4 esami a sessione, manco per poco la media del 30 (avevo 29.7), coltivo la passione per le automobili sportive, frequento l'etere come radioamatore, scopro la grande passione per il cinema e, soprattutto, inizio finalmente a scrivere. Scrivo di tutto, da racconti a tesine a bozze di romanzo. Ma soprattutto studio come un pazzo e leggo di tutto.
Verso la fine del secondo anno di università avevo già finito tutti gli esami che potevo sostenere e non c'erano corsi da seguire, quindi decisi che avrei imparato qualcosa di come si fa un film, e mi presentai ad una società di produzione audiovisiva per fare lo stagista (all'epoca non si usava questo merdosissimo termine, si chiamava solo GAVETTA). Ho arrotolato cavi, collegato spinotti e fatto riprese di merda per un annetto, poi sono passato al montaggio (analogico, cioè con videoregistratori e centraline). All'epoca si iniziava a parlare dei primi sistemi di montaggio digitale, con computer costosissimi ed introvabili. Io ero un utente Mac (ovviamente) ed avevo sentito di un programma (Adobe Premiere) che ti permetteva di montare sul computer. La società dove facevo lo stage non aveva idea di cosa si trattasse, come praticamente nessuno a Napoli. Quindi mi è toccato andare in giro per l'Italia a spese mie ad imparare questi sistemi.
Nel '97 ho una media talmente più alta degli altri che faccio domanda per una borsa di studio Erasmus e mi scelgo la destinazione che preferisco: Barcellona. Impacchetto le mie cose, compreso computer e videoregistratore, e mi preparo a partire.
Intanto il mio maestro e mentore mi propone di scrivere un romanzo per pubblicarlo.
A Barcellona scopro quanto fa schifo l'Università italiana, nell'apprendere che non ci sono esami compatibili che io possa fare lì (li ho già sostenuti tutti in Italia), per tanto decido di approfittare dei sei mesi di "vacanza" ed imparo spagnolo e catalano, realizzo i miei primi montaggi digitali e scrivo la prima stesura del romanzo Gli amanti che non lo furono mai. Un mostro da 420 pagine.
Quando torno in Italia mi ritrovo ad essere l'unico in giro a capire qualcosa di montaggio digitale, quindi approfondisco la cosa e faccio un paio di scelte determinanti: mentre tutti sono affannati con i nastri analogici, le centraline e Premiere, io passo al DV, al firewire e a Final Cut Pro. (Nota: questa info è un po' da addetti ai lavori).
Nel poco tempo libero inizio a suonare la batteria, formo un piccolo gruppo con cui suono ad un buon livello, al punto che riesco perfino a guadagnarci qualcosina. L'amore per la musica mi spinge ad imparare molto sulle attrezzature audio e sui software per fare musica, e allarga le mie possibilità lavorative.
Per circa 4 mesi, e per varie ragioni che non sto ad approfondire, a metà del '98 vado a vivere in Scozia dove mi distinguo come pizzaiolo e aiuto barman. Long story short, sono costretto a tornare in Italia dove posso comunque lavorare come montatore.
A quel punto ho 24 anni un vero e proprio lavoro specializzato e decido che voglio andare a vivere da solo. Creo la mia piccola società, abbandono l'Università e mi metto a lavorare full-time come montatore.
Trovo in strada il mio primo gatto (ne seguiranno altri otto negli anni), mi appassiono ai videogiochi "intelligenti" e scopro la serie di Gran Turismo (Nota: questa è roba da nerd, lasciate stare).

1998-2007
L'attività della mia piccola società diventa una piattaforma per grandi progetti. Per quasi dieci anni se ti trovi a sud di Roma e devi fare un lavoro professionale devi venire da me.
Se volevi comprare un Mac ed attrezzarlo per fare montaggio video, dovevi chiamare me. Perfino i rivenditori ufficiali Apple mi chiamavano come consulente, fin quando ho iniziato a fornire direttamente io i sistemi ai privati, alle scuole di cinema e così via.
Inizio anche ad essere chiamato come docente in corsi di regia e montaggio, insegno in quasi tutte le scuole della città, tengo seminari e workshop nelle Unverisità, ad alcuni Convegni e in un noto salone del Fumetto; inizio a specializzarmi anche nelle riprese con telecamere digitali, studio fotografia digitale, compongo le basi sonore delle cose che monto, imparo a fare grafica animata per i video, poi passo alla regia e alla realizzazione di progetti più complessi per reti televisive locali e nazionali.
Apro anche il mio primo blog, quando in Italia ce n'erano forse una decina. E riesco comunque a non diventare mai famoso come blogger. WTF.
Mamma mia quanto me la tiro, a volte.

2008-2010
Nel 2008 mi ritrovo a detestare il mio lavoro, a farlo per più di 12 ore al giorno, a sentirmi dire in continuazione che costo troppo e che c'è un nipote/amico/conoscente che ha anche lui telecamera e computer e che fa lo stesso lavoro per 100 Euro. I "vantaggi" della diffusione del digitale.
Siamo nella terra della munnezza, quella dove le cerimonie nuziali costituiscono il 90% del fatturato di quelli che vivono facendo i videomaker, ovvero i fotografi. Non potevo competere, e mi rifiutavo di fare matrimoni e cerimonie in genere.
Ero senza uno scopo, arrabbiato, esausto, deluso, non avevo scritto niente per anni, non c'era più nulla davanti a me. E poi varie vicissitudini personali, ad ogni modo finisco per lavorare nell'azienda di famiglia (dopo aver giurato a me stesso che non l'avrei mai fatto) perché a questo punto ho superato i 30 anni ed ho bisogno di un lavoro economicamente stabile.
Imparo comunque molto nella gestione di un'azienda e studio roba tipo Certificazioni ISO, legge sulla Privacy, mi occupo dell'informatizzazione e digitalizzazione dell'azienda, scrivo contratti, norme interne di adeguamento alla Sicurezza sul Lavoro, e tutta la gamma delle vessazioni possibili per le quali consiglio di andare a leggere Il Processo di Kafka, e anche il suo racconto Davanti alla Legge.
Sopravvivo così fino all'inizio del 2010, quando mi licenzio perché non reggo quella vita.

Da quel momento sono disoccupato, ho una vita stabile e non ho risparmi né tesori nascosti. Devo lavorare per vivere.

Mi chiedono un Curriculum Vitae, ed io li accontento: compilo accuratamente le caselle della tabella con indirizzi, date, mansioni, specializzazioni. Ma quella paginetta A4 in formato PDF non dice niente di me, delle mie capacità, delle mie competenze.

Cosa sono? Un regista mediocre? Uno scrittore fallito? Un informatico senza talento? Un piccolo manager insofferente? Un genio inespresso? Uno sfaticato cazzone? Un nerd hippy non più rock?
Decidi tu, caro blog.

Decidi anche tu, occasionale lettore che hai trovato questa pagina per caso, e che per caso sei anche il CEO di una grande azienda di comunicazione che intravede del potenziale nell'autore di questo CV delirante.
Ti è appena venuto in mente che state cercando un direttore artistico, un addetto al personale, un supervisore alle attività, un consulente o magari un vicepresidente.
Ecco, caro manager di passaggio, quello che so fare molto bene, la caratteristica che riassume il mio CV: io so capire cosa fanno gli altri, so farlo mio e so farlo meglio. E poi so insegnare agli altri come farlo meglio e so pianificare come farlo ancora meglio, e come sarà il meglio tra cinque anni. E tutto questo mentre mi pavoneggio come Belen Rodriguez, ma senza avere le sue tette.

Ah, sono un tipo molto ironico. Credo.
E nascondo messaggi cifrati in quasi tutto quello che scrivo.

28 luglio 2010

Homo non sapiens

Apro gli occhi alle 6:11 e mi rendo subito conto che oggi è quel giorno: il giorno in cui mi sveglio e sono solo nel letto. Con uno sforzo notevole mi riaddormento, entrando in un incubo simbolista semplicemente spaventoso.

Di solito è tranquillo qui. Oggi invece si sono scatenati tutti. Il citofono, il telefono, i vicini di casa, il camion che scarica dal cantiere, la manutenzione delle pompe, i cani che abbaiano, le ambulanze che passano urlando sulla statale. Ce l'avete tutti con me, ho capito.

I gatti sono davvero impietosi: sanno essere indipendenti e schivi, quasi freddi, e stamattina eccovi tutti qui, mi guardate e miagolate ed avete tutti un'espressione che sembra dire "non stare male, per favore, ci siamo noi". Non è vero: so esattamente che hanno fame, e tra 10 minuti saranno tutti in giro per conto loro. Sono davvero incredibili, nulla di tutto questo gli appartiene, forse non si rendono nemmeno conto.
Se domani mattina io venissi rapito dagli alieni loro potrebbero continuare la loro vita come se nulla fosse, andando a miagolare dal primo che si trovano davanti per avere due croccantini.

Il mio rito di passaggio, nonché l'unica cosa che ho la forza di fare, è il taglio dei capelli. Era in programma da qualche giorno, quindi vado in bagno, afferro la macchinetta e rado al suolo. Mi sento ingrigito, mi immagino brizzolato. Invece ho dei capelli di merda e sono stempiato, sono finiti i tempi della chioma rock. Ormai posso permettermi solo il taglio a zero, e se un dio tricologo mi risparmierà, la stempiatura si fermerà ed io non sarò proprio calvo.

Il peso peggiore è la consapevolezza che sto per lasciare questa casa.
Qualunque cosa accada, in bene o in male, l'avventura in questo posto è finita. Non posso e non voglio più stare in un luogo che rappresenta un progetto di vita, se quel progetto non potrà più esistere. Me la cavo meglio con i reset, voglio iniziare di nuovo e con regole diverse.

Il bene e il male. Non so più distinguerli: mi sono svegliato e non ero più adulto, ho perduto la capacità di valutare la mia vita, sapendo di aver in qualche modo permesso che si arrivasse a questo. Tutto, in questa casa, ha perso la sua funzione. Il letto non ha più una forma idonea, la macchinetta del caffè mi guarda e mi chiede "cos'è andato storto?", la finestra del bagno è rotta e sembra un quadro astratto. A terra c'è polvere che non ho intenzione di togliere.

Mentre mi taglio i capelli, davanti allo specchio, faccio uno errore e mi provoco un taglio sul collo. Brucia. Mi rendo conto che ho tagli e cicatrici ovunque, a momenti faccio quasi spavento. Ho un taglio sotto il pollice della mano destra, è profondo e molto vicino ad una vena ben visibile. Tanto vicino che mi domando come ho fatto a non lacerarmi quella vena. Più guardo quella linea rossa più penso che dovrei aprire, divaricare, osservare bene cosa c'è dentro. Far uscire molto più sangue.

La doccia è più una tortura che altro. Con tutte quelle ferite il sapone brucia ovunque, e non c'è modo di evitarlo.

Tutte le ferite che ho dentro sanguinano silenziosamente, perché la mia pelle è fatta di illusioni impenetrabili: devo portare le ferite e le cicatrici fuori, per non illudermi di essere invulnerabile. I segni sul mio corpo sono, ormai, la mia storia. Vivo una vita che non mi appartiene, infilato a forza in un corpo umano su cui non ho il controllo. Vivo in dimensioni parallele dove ciò che accade nel piano reale non mi appartiene del tutto.

Solo due volte i piani hanno combaciato, ed è stato terribile. Questa è la terza.