Avrei in serbo un post congiunto Cannavaro-Taricone ma non so se ho voglia di scriverlo.
Ma stamattina sento la necessità di dare una piccola sferzata alla mia vita letteraria e (si spera) lavorativa. E per "piccola sferzata" intendo una violenta flagellazione.
Alla lunga ho capito che mi sto trasformando in una sorta di paleontologo del linguaggio: un paleoglottologo. L'aspetto più deprimente di questo percorso è rappresentato dal fatto che l'oggetto dei miei studi non è estinto, come lo sono gli esseri preistorici e ormai fossili. La lingua, in quanto mezzo primario dell'espressione letteraria, è in agonia terminale, ed io inseguo un essere morente.
C'è chi se la prende con la televisione generalista, ma nessuno ti obbliga a guardarla.
C'è chi punta il dito contro Internet e gli e-book, ma la verità è che in Italia questo mercato non esiste e gli scaffali delle librerie sono letteralmente zeppi di libri, quasi tutta roba da raccolta differenziata.
C'è chi guarda allibito la cerimonia di premiazione dello Strega e spara a zero su autori, editori, media. Io sono tra quelli.
Nessuna di queste è la vera causa del mio smarrimento.
L'errore centrale è stato vivere.
Esiste una separazione abissale tra la vita vera e quella del personaggio di un romanzo. Che ovvietà, direte voi. Non tanto, dico io. Nelle mie storie i personaggi hanno una libertà assoluta, qualcosa che io non posso permettermi a nessun livello nella mia vita.
I loro impianti morali sono definiti e affilati, ricevono il compromesso come un insulto deliberato, e possono contare sul forte effetto scenico delle proprie azioni. Chi gli sta intorno, a qualsiasi livello, è una comparsa. Gli estranei costituiscono un'opportunità, o un ostacolo.
Nella vita reale le stesse persone che guardano tutte le settimane Dr. House su Canale5 non sarebbero in grado di relazionarsi con lui se capitasse loro di incontrarlo davvero. Sono intrigate dal suo modo scandaloso ed affascinante di rivolgersi agli altri, ma a sostegno di tale intrigo devono avere il contentino del lieto fine, il materasso del sapere che lo fa per salvare vite.
Anche perché uno col profilo e l'attitudine di Gregory House, privo della professione di medico geniale, sarebbe sostanzialmente un serial killer del calibro di Charles Manson o Unabomber o Briatore.
Mi sono impantanato in dinamiche reali davvero usuranti, ma da questo momento ho intenzioni serie.
Non posso più permettere alla mia vita reale di interferire con la mia vita intellettuale.
Da oggi carriere separate.
"Esaminandolo con cura e discutendo con lui, mi sembrò che quest'uomo apparisse sapiente a molti altri e soprattutto a se stesso, ma non lo fosse. Perciò cercai di dimostrargli che si riteneva sapiente, ma non lo era. E così diventai odioso a lui e a molti dei presenti. Ma, andandomene, pensai fra me e me: sono più sapiente di questa persona; forse nessuno dei due sa nulla di buono, ma lui pensa di sapere qualcosa senza sapere nulla, mentre io non credo di sapere ciò che non so." - Socrate
04 luglio 2010
Prossimamente: sindromi for dummies
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